Giusto perchè non ho nulla da fare riporto l'ultima sparata della lega: per dare un po' di verve alla loro crociata antimusulmana che, evidentemente, sta passando un po' in secondo piano rispetto ad altre cose per altro più importanti, han pensato bene di fare una proposta di legge che viene di seguito descritta e commentata da me:
Dal corriere della sera:
Capisaldi della proposta, che sarà depositata la prossima settimana ed è stata anticipata dall’esponente del Carroccio in un’intervista al Corriere della Sera:
la competenza affidata alle Regioni;
un referendum obbligatorio tra i cittadini dell’area interessata; (e qui mi chiedo: perchè invece per costruire le chiese, che vengoo per altro foraggiate dal comune, non si fa lostesso?)
dimensione dei luoghi di culto proporzionata al numero dei fedeli e loro distanza di almeno un chilometro dalle chiese vicine; (per proteggere le chiese o le modchee?)
divieto ai minareti e all’amplificazione dei richiami alla preghiera; (questa la sento molto vicina, la mia camera da letto affaccia proprio su un campanile e come la mia tutte quelle del mio palazzo, ora dubito che qualcuno avrebbe mai il coraggio di fare una petizione per renderlo silenzioso)
nessun contributo statale e trasparenza dei finanziamenti; (cosa che invece lo stato vaticano riceve da centinaia di anni)
un albo per gli imam e preghiere in italiano; (be hqui proprio non so che dire)
divieto di commerci e scuole nei pressi della moschee; (?!?!?!!!)
obbligo, nello statuto dei proponenti, del riconoscimento della laicità dello Stato (AHAHAHAHAHAH!!!!) e di rifiuto della poligamia.
Il tutto sulla base della convinzione, sostenuta da Cota, che le moschee non sono un luogo di preghiera ma «un centro politico e simbolico, e spesso anche militare. (perchè le chiese no?) L’Islam del resto - aggiunge - da secoli è in antitesi e in guerra con l’Occidente (c'è chi sarebbe peronto a sostenere l'opposto)». Quanto alla competenza delle Regioni sulla materia, viene fatta derivare dal fatto che non è stata ancora firmata dai musulmani alcuna intesa con lo Stato come quelle, previste dalla Costituzione, già concluse con altre religioni. Sulla poligamia poi, osserva, «famiglia in arabo si traduce harem (stronzata immensa)».
Il mio punto di vista è abbastanza radicale essendo ateo, niente religioni, niente minchiate del genere.
La cosa che mi fa comunque pensare è che questo insieme ad altri fatti politici recenti, confermano sempre di più la tendenza ad un ritorno dello stato militare e della privaizone di qualsiasi libertà. Anche se per ora sono solo proposte, e si sa, i leghisti nel sparar stronzate grosse come palazzi che sanno di vecchiume del secolo scorso sono maestri.
Mosca che corri sul bordo del cesso
Per farti contenta dovrei farla più spesso
Mi vedi un po’ triste e anche un po’ malinconico
Ma non è colpa tua, è che son stitico cronico





Una settimana di appostamenti e niente di nuovo, nulla che potesse far pensare ad un tradimento o ad una storia d’amore clandestina.
Le donne a volte sono semplicemente paranoiche, pensai, il lavoro all’Agenzia era parecchio monotono in quell’ultimo periodo: mogli isteriche che volevano sapere ogni cosa sui loro uomini aspettandosi di trovare un’amante segreta o qualcosa di simile; storie che il più delle volte non erano altro che enormi buchi nell’acqua. Quando cominciai questo lavoro speravo fosse molto più eccitante, proprio come nei film americani: un ufficio pieno di fumo, belle donne, travestimenti e viaggi…
Illuso…
Il lavoro dell’investigatore privato il più delle volte è uguale a quello di una guardia giurata: si passano le serate ad osservare il nulla che accade.
Ero completamente assorto nel mio monologo interiore quando qualcosa colpì la mia attenzione: la luce delle scale era accesa e la porta di ingresso si stava aprendo.
-Ecco il mio uomo- dissi tra me. –dove andiamo di bello stasera?-
Salì sulla sua auto e cominciai a pedinarlo a fari spenti tenendo una distanza che mi permettesse di vederlo senza farmi notare. Indossai la l’auricolare e accesi la piccola radio AM che portavo sempre con me, trovai la frequenza della microspia che avevo installato la notte prima: un lavoretto tranquillo, l’auto era vecchia e senza antifurto, con la mia esperienza fu uno scherzo aprirla senza lasciare segni e piazzare la cimice. Ascoltava la radio. Un pezzo di Laura Pausini e canticchiava, come diavolo facesse a piacergli per me era un mistero.
Solita sosta al solito bar? Non mi sbagliavo, parcheggiai e mi incamminai poco dopo che era entrato, stranamente ero senza ombrello e pioveva, in più il freddo umido mi penetrava nelle ossa. Lui era già seduto al solito posto, mi sedetti all’altro capo del bancone, il barista puliva un bicchiere annoiato dalla televisione appesa all’angolo opposto del locale semivuoto.
-Un whisky liscio grazie.- Anche se non ero solito bere in servizio mi ci voleva proprio con quel freddo.
C’era qualcosa di insolito quella volta nel mio “assistito”: lo vedevo stranamente teso e gocce di sudore gli rendevano la fronte lucida, anche se non ci feci troppo caso sul momento.
Con la coda dell’occhio notai che la porta del locale si stava aprendo: uno schianto di donna alta, capelli corvini e lucenti e forme mozzafiato faceva la sua entrata non senza attirare l’attenzione dei 4 gatti rognosi e alcolizzati che affollavano in quel momento il bar.
-Hei bella! perché non vieni qui a darmi una bella riscaldatina?- La voce rotta dal troppo alcol e fumo veniva dal tavolo che stava alle mie spalle.
-Sta zitto tu. E non importunare le mie clienti.- ammonì il barista.
La seguivo con gli occhi, si andò a sedere proprio accanto al mio “amico”. Era strano. In una settimana non l’avevo mai beccato con una donna, ne notato qualsiasi cosa che potesse comprometterlo, neppure dai dati che avevo recuperato con una qualche intervista a persone che conosceva era uscito niente. Lei si ordinò da bere e poco dopo, senza aver nemmeno finito, i due si alzarono e uscirono. Io in quel momento ero distratto dalla scena comica di uno degli ubriaconi che continuava ad accendersi sigarette al contrario bestemmiando in una lingua incomprensibile tra le risate dei suoi amici, era già la quinta o la sesta; quando mi girai i due non c’erano più.
-Merda.- Pagai il conto e mentre uscivo qualcosa attirò la mia attenzione su uno dei due sgabelli dove sedevano fino a poco fa: un depliant di un hotel, lo conoscevo. Hotel Aurora era famoso in città per essere un ritrovo di single che non trovavano una donna con cui sfogare le loro voglie senza pagarla e per uomini d’affari a cui interessava sfuggire per un po’ dalla monotonia coniugale.
In auto rimisi l’auricolare e accesi la radio. Ero troppo lontano. Si sentiva solo tra il rumore di fondo una qualche parola, ma non riuscivo proprio a decifrare cosa dicessero.
Poco prima di arrivare all’Hotel spensi i fari e parcheggiai per raggiungere il posto a piedi, recuperai la borsa che tenevo sul sedile posteriore e m’incamminai. Ottimo, un palazzo abbandonato che superava l’hotel di 2 piani proprio dall’altra parte della strada, la fortuna ogni tanto si ricorda chi sono. Non fu difficile individuare la stanza: le luci accese erano due in tutto l’albergo. Aprii la borsa e ne estrassi la macchina fotografica con teleobiettivo che portavo sempre con me, la posizionai proprio davanti la finestra e mi misi ad osservare, attivai le foto in sequenza per non perdere nemmeno in istante della scena.
I due stavano discutendo animatamente, sarebbe sicuramente sfociata in un litigio.
-Donne.-
Sempre pronte a fare problemi per ogni cosa.. Rebecca mi aveva lasciato da più di un anno e ancora non avevo incassato il colpo: aveva passato anni a rompere su questo e quell’altro poi, un bel giorno tornai in anticipo da un viaggio di lavoro e la trovai a gambe aperte con uno dei miei migliori amici. Buon metodo per sconfiggere la solitudine.
Stava succedendo qualcosa: lui ora era viola per la rabbia e lei era scoppiata in lacrime, uno scintillìo mi colpì sulla mano dell’uomo, aumentai lo zoom, era un coltello.
–ma che caz..-
Mi precipitai lungo le scale, attraversai la strada evitando di un soffio un autobus che passava, spalancai le porte in vetro e mi diressi verso le scale.
-Fermo!- Una mano mi aveva afferrato per il collo dell’impermeabile, il custode.
-Dove credi di andare?-
-Sta succedendo qualcosa su.. una donna.. sta per essere uccisa.-
-Se se.. raccontalo a qualcun altro-
-Mi creda sono un investigatore privato! Ho visto tutto dall’altro lato della strada! E Lasci..-
La presa era troppo forte. –Ora ti caccio fuori a pedate e se ribecco ancora te o qualcuno dei tuoi amici guardoni vi faccio sbattere dentro. Chiar..- Il custode sgranò gli occhi come se avesse visto un fantasma, non guardava me ma la televisione all’altro capo della sala. Mi girai con fatica perché quello proprio non ne voleva sapere di mollarmi. Era il telegiornale, una mia foto segnaletica in primo piano. Ero finito. E con me anche la mora mozzafiato. Dieci minuti dopo ero già sull’ambulanza legato ad una barella. –Ci sei riuscito un’altra volta eh Pino?-
Il dottore mi osservava divertito, quanto avrei voluto spegnere quel sorrisetto dalla sua faccia.
-Non seppi più nulla logicamente, qua dentro i giornali non arrivano-
-Brutta storia amico.-
-E’ l’ora delle medicine ragazzi su!!- l’infermiera teneva in mano un vassoio colmo di bicchierini.